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Vacanze in Lazio: Ara della Regina e Civita di Tarquina - Tarquinia

Categoria: archeologia etrusca
Tipo: anfiteatri/mausolei/templi/portici

Suonatore, affresco nella tomba del TriclinioSolitario, fra alte colline assolate (da cui si scorge in lontananza la medioevale città di Tarquinia), si erge un imponente quadrilatero di pietre squadrate che era la base del Tempio detto Ara della Regina. Esso, probabilmente dedicato ad Artumes (Artemide), era il più maestoso dell’antichità etrusca.

A poche centinaia di passi si trova il sito dove sarebbero i resti della potente città di Tarchna, la Tarquinia degli Etruschi (a cui apparteneva la Necropoli di Monterozzi, quella dalle meravigliose tombe dipinte, per intenderci). Tarquinia era una delle potenti città della Dodecapoli, sottomessa dai Romani all’inizio del III sec. a.C..

Quasi sulla cima del Piano della Regina, altura che domina la Valle di San Savino e da cui si scorge in lontananza il centro medioevale di Tarquinia, si trovano le rovine imponenti del Tempio oggi conosciuto come Ara della Regina, il più grande tempio etrusco finora conosciuto. Il monumento fu sempre ben in vista e pertanto oggetto di continue saccheggi; solo nel 1938 fu completamente liberato dal terriccio che ne ricopriva la base e recintato.

Non si conosce l’identità della divinità cui era dedicato; secondo le ipotesi più accreditate dovrebbe trattarsi della etrusca Artumes (per i classici: Artemide - Diana).
La prima realizzazione di un Santuario in questo luogo dovrebbe risalire al VII sec. a.C., ma i resti oggi visibili sono in realtà il frutto di un grande restauro-ammodernamento avvenuto nella prima metà del IV sec. a.C. (a quest’epoca risalgono le opere di decorazione del frontone di cui faceva parte il famoso altorilievo in terracotta dei Cavalli Alati, ora al Museo Archeologico di Tarquinia).

I resti dell’Ara della Regina sono costituiti da un imponente basamento rettangolare (44 x 25 m), con una scalea d’accesso, che costituiva il podio del Tempio vero e proprio. Nell’angolo Nord-Est dell’Ara si trova un altare dove i tarquiniesi conservavano la memoria dell’eroe fondatore cui era dedicata la città (Tarconte). Tracce del precedente Santuario sono venute alla luce da recenti scavi.

Su un vicino colle, secondo le fonti finora più accreditate, sorgeva l’antica città etrusca di Tarquinia (Tarchna o Tarchuna degli Etruschi), di cui però restano ben poche tracce (resti della cinta urbana e di qualche edificio ed altre testimonianze desunte da rilievi aerofotogrammetrici).
Tarquinia, potente città della Dodecapoli, diede vari Re alla neonata Roma (da Tarquinio Prisco a Tarquinio il Superbo). Essa sarebbe stata fondata da Tarconte, fratello del principe dei Tirreni (che avrebbe guidato, secondo Erodoto, la migrazione del suo popolo verso le vicine rive del mare che oggi – non a caso - chiamiamo Tirreno).

Che il sito della Civita fosse l’ubicazione della città etrusca nel suo massimo splendore (nell’epoca in cui si realizzò il lussuoso santuario dell’Ara della Regina) resta ancora l’ipotesi più avvalorata, a fronte di altre che collocherebbero l’etrusca Tarquinia sul colle dove sorge l’odierna Tarquinia. Infatti l’attuale bella cittadina sorse nel Medioevo col nome di Corneto sui resti di un abitato etrusco dal nome sconosciuto; nel 1872 (dopo l'Unità d'Italia) assunse il nome di Corneto-Tarquinia e quindi nel 1922 quello di Tarquinia.

A lato della strada provinciale dove si trova il bivio per arrivare all’Ara della Regina e alla Civita si osserva un notevole tratto di acquedotto romano, con evidenti manomissioni successive, ma tutto sommato molto ben conservato.
Il materiale proveniente dagli scavi all’Ara della Regina, alla Civita ed alle necropoli circostanti (anche proto-villanoviane) è custodito presso il Museo Archeologico nel bel Palazzo Vitelleschi di Tarquinia.

Tra gli altri siti archeologici non lontani dall’Ara della Regina, oltre alla Necropoli di Monterozzi (quella delle tombe dipinte) si segnalano - in direzione Viterbo - le Necropoli di Norchia (v. Viterbo) e di Pian del Vescovo (v. Blera) nonché quella di San Giuliano (v. Barbarano Romano); verso Nord si trova la Necropoli della Madonna dell’Olivo (v. Tuscania); inoltre, con diramazioni che partono dalla Via Aurelia si possono raggiungere a Nord i resti della Città di Velx-Vulci (v. Montalto di Castro) e della limitrofa Necropoli di Vulci (v. Canino) e - a Sud - le Necropoli di Tolfa (v. Tolfa) ed il complesso delle Terme Taurine (v. Civitavecchia).
 

Per informazioni:

Percorrendo la Via Aurelia bis verso Monte Romano, dopo circa 7 km da Tarquinia si trova, sulla sinistra, un bivio con l’indicazione per la Civita (in questo punto transitano Bus Cotral Tarquinia-Monte Romano-Viterbo). Presa la direzione Civita, dopo 2 km, percorribili con auto, si trova uno spiazzo con cartelli illustrativi della zona e le indicazioni per arrivare alla (poco distante) Ara della Regina. Il sito è recintato e visibile dall’esterno; visite all’interno sono possibili con escursioni organizzate.
 

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